26.6.09

18 Great Summer Hits



01. CCCP - Appunti di un viaggiatore nella terra del socialismo reale
02. The time and space machine - Children of the sun
03. Telepathe - In your line
04. The XX - Crystalised
05. ODM - Joan of Arc
06. Jeremy Jay - Love everlasting
07. Thieves like us - Really like to see you again
08. Phoenix - Lisztomania (Classixx version)
09. Little Boots - Symmetry (ft. Philip Oakey)
10. Pet shop boys - Tonight is forever
11. CCCP - In occasione della festa
12. The horrors - Do you remember?
13. The sound - Heyday
14. A flock of seagulls - Don't ask me
15. Mystery jets & Esser - In beetween days (A tribute tu Cure)
16. Esser - Work it out
17. Prefab sprout - The world awake


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10.6.09

Young Europeans 23.05.09















16.5.09

Young Europeans 09.05.09

















27.4.09

Young Europeans 18.04.09

















20.4.09



1. The Sound - I can't escape myself
2. Modern English - Move in light
3. The Chameleons - Second Skin
4. Comsat Angels - Gone
5. DAF - Als War's Das Letzte Mal
6. OMD - The new stone age
7. The Lines - Have a heart
8. A Flock Of Seagulls - I ran
9. Echo & The Bunnymen - The killing moon
10. Aztec Camera - We could send letters
11. Prefab Sprout - Appetite
12. Pet Shop Boys - West end girls
13. The Teardrop Explodes - Sleeping gas
14. The Clash - Spanish bombs

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25.2.09




QWERTY scrive (18.55):
*avevi già sentito parlare di questo? http://secretfurryhole.blogspot.com/
e. scrive (18.56):
*ho appena letto una mail in cui me ne si parlava :P
QWERTY scrive (18.56):
*pensi che si possa andare a prenderli e farli fuori?
e. scrive (18.56):
*same there?
*tu hai problemi con clanct
*clancy
*ahah :D
e. scrive (18.57):
*sbaglio?
QWERTY scrive (18.57):
*io?
*non sono io
*è LUI
*signor giudice è LUI
e. scrive (18.57):
*ahah
QWERTY scrive (18.57):
*vogliamo passare sopra al fatto che ti sei fatto fare una foto mentre hai le scarpe in mano
*perchè hai le scarpe in mano?
*sei morto e dunque sei scalzo?
*hai le vesciche?
*le stavi mettendo?
*le stavi togliendo?
QWERTY scrive (18.58):
*non sai allacciarle?
e. scrive (18.58):
*ahah..forse le voleva mostrare al mondo
QWERTY scrive (18.58):
*vuoi che te le allaccio?
QWERTY scrive (18.59):
*vogliamo passare sopra che pubblichi una roba su una audiocassetta, ma allora sei coglione, ora vado in giro a fare foto con un banco ottico oppure mi metto a suonare con un mandoloncello del seicento
e. scrive (18.59):
*si vede che gli piacciono molto
*ppphhh
*voui andare ad allacciargliele?
*:P
**vuoi
QWERTY scrive (18.59):
*vogliamo passare sopra che dietro tutto questo c'è jukka "si stava meglio quando si stava peggio" reverberi
*che è il re dei rompicoglioni
*ma ascoltati le due tracce
*CHE PALLE
*HAI ROTTO LE PALLE
QWERTY scrive (19.00):
*UNA CHITARRA CHE SUONA MALE E FA ARPEGGI NOIOSI SU UNA DRUM MACHINE DI REASON
*non è post rock
*non è un cazzo
*FA SCHIFO
*MUORI
e. scrive (19.00):
*eh no, il problema è che loro vogliono fare la copiatina della FUCK IT TAPES
e. scrive (19.01):
*e jukka reverberi è praticamente un reazionario, forse funziona così quando passi i 30. ma spero vivamente di no nelmio caso
QWERTY scrive (19.01):
*sìsì
*immaginavo stessero copiando quella roba
QWERTY scrive (19.02):
*però fuck it tapes è roba da hipster
*glielo diciamo a jukka?
*ciao jukka, se vai avanti così finisci in copertina su pig infilato dentro dei leggings americanapparel
e. scrive (19.02):
*eh forse lui si potrebbe trovare male
*ahah
*lo vedo bene jukka coi leggins dorayi
*dorati
QWERTY scrive (19.02):
*mentre mostra le tette
e. scrive (19.03):
*forse non si vede lui
*ahah
QWERTY scrive (19.03):
*ma dimmi
*le due tracce in preview
*sono io scemo oppure
e. scrive (19.03):
*sai qual'è il problema? il solito mito della solita purezza
e. scrive (19.04):
*che sottostà a tutto quello che fanno loro. sia jukka che tom/umanuvem, ovvero secret furry hole
*no, tu come al solito sei esagerato, tratandosi di clancy e co.
e. scrive (19.05):
*come ti ho sempre detto: esageri anche sugli a classic education
*ahah
QWERTY scrive (19.05):
*ma lo sai che a me piace la musica pop
*datemi mille lily allen che è pure carina
*e ripigliatevi johnathan "scarpe in mano" clancy
e. scrive (19.05):
*sei risentito, sei risentito con il povero clancy
e. scrive (19.05):
*ahah
e. scrive (19.06):
*beh ma lily allen è cento volte meglio di clancy, anche a guardare la musica
e. scrive (19.07):
*poi il fatto che sia così carina è il destro finale in faccia a his clancyness

edit: una postilla mia nei commenti e una di e. qui

24.2.09

l'industria cinematografica italiana è smantellata.
producono vicende di un intimismo irreale e, per questo, realistico secondo i canoni mentali della popolazione rimbecillita che assiste a uno spettacolo indifferente da quello che crede di ravvedere fuori dal cinema. raffigurano ciò che gli altri, la gente, desidera desiderare. non è applicabile alcune strumentazione analitica raffinata a questo décalage nazionale, debordante inarrestabile.
una marea di merda ricopre l'italia.
G. Genna, Italia de Profundis.

il valore effettivo conferito all'autenticità e ai suoi vari gradi di purezza è un ottimo indicatore di deficienza. attraversando frangenti storici critici e caotici gli esseri umani danno sfogo nelle maniere più bizzarre alla loro del resto scostante necessità di autenticità. alcuni percorrono i più remoti anfratti percuotendosi con spesse verghe di cuoio e invocando la venuta dell'ultimo giorno. altri inghiottiscono sostanze psicotrope di tipo allucinogeno e si danno all'ascolto degli animal collective. è evidente che tra esperienze apparentemente tanto dissimili passi a ben vedere una differenza minima, più formale che sostanziale. nel momento del più atroce bisogno si umiliano le carni, si rigetta l'apparenza, si dà forma alla sostanza: sia essa una frusta, un cilicio, un francobollo da leccare.

in questi, che sono giorni confusi, si potrebbe parlare di ritirarsi nel privato, di cercare il conforto degli affetti, di mettere in fila su una mensola le pantofole, il camino, i nani da giardino.


sono ancora giorni confusi. scrivere è sempre difficile, ora inizia ad essere difficile anche pensare. non è applicabile alcune strumentazione analitica raffinata a questo décalage nazionale, debordante inarrestabile. il décalage non è solo nazionale, si sposta su tutti i livelli. quello che ne risulta è un senso affatto vago di inadeguatezza: wtf? si potrebbe pensare di ricoprire tutto con una bella imburrata spessa di rumore bianco. fottersene e restare ad ascoltare il feedback degli amplificatori, senza avere granché da dire. doveva essere un assalto (al cielo? al marciapiede piuttosto, al pianerottolo) invece come al solito sarà il montaggio epico di una sconfitta. e una sconfitta resta tale, per quanto ci si sforzi a far pensare il contrario. te la sei presa nel culo, ti sei dimenato, hai scordato la vaselina. ce la siamo messa nel culo, a vicenda, l'un l'altro, come un trenino o un corteo dionisiaco o una catena di sant'antonio. qualcuno alle prime avvisaglie di emorragia ha tracciato col sangue sul viso pitture di guerra, qualcun'altro ha cercato l'ascia da dissotterrare, altri hanno preso a cantare, perché si sa: quando muoiono gli uomini cantano.
gli esseri umani vivono troppo poco per poter aver voglia di stendere piani, tracciare strategie, muovere guerra. è sufficiente una folata di vento, un corpo contundente, uno sforzo troppo sfiancante da sopportare: l'involucro di carne e sangue e altre cose piuttosto schifose e appiccicaticce si sfalda e disgraziatamente non resta niente, nonostante gli sforzi fatti nei millenni: l'immaginario è popolato di ranghi e schiere angeliche e demoniache ed esse vivono, come noi uccidono e gioiscono ma senza noi evaporano come è giusto che sia e non può che essere. abbiamo paura, una paura continua: della morte, della mancata eredità da lasciare a nostra testimonianza, dell'ultimo giorno. soprattutto che l'ultimo giorno non esista e che con lui smetta di esistere il primo giorno, lasciando le estremità aperte, cave e tubolari, e sfilacciate, e difficilmente delineabili e ricucibili.
i meccanismi sono rimasti inalterati nei secoli, le simbologie riconducibili ad alcune forme primarie e ricorrenti: niente può cambiare perché non cambia il funzionamento di base. i tempi dell'evoluzione sono troppo lunghi per poterne cogliere l'arco, le variabili ovviamente non calcolabili. niente può cambiare se il corpo degli uomini resta lo stesso, si sfalda e muore. se i processi biologici e i cicli delle generazioni non sono mutati nel tempo. si sono allungati forse, con una regolarità dinamica : sinusoidale. ma il corpo degli esseri umani è davvero il centro e il riferimento e la misura di ogni cosa, sul corpo degli esseri umani si gioca la stessa identica battaglia, con la stessa identica assenza di soluzione. percezione consapevolezza coscienza di sé memoria convenzionalità intenzionalità lingua linguaggio riproduzione possesso potere dominazione gestione del tempo e dello spazio manipolazione del tempo e dello spazio descrizione del tempo e dello spazio descrizione delle cose. narrazione, canto. il corpo degli umani è lo status quo non sovvertibile, il luogo dell'esercizio del potere dell'emanazione del potere e dell'identificazione del potere. il più idiota dei despoti sa che l'espansione del proprio feudo è l'espansione del proprio corpo. si espande e alleggerisce e sente di aver allontanato e respinto la morte, poi va ad ubriacarsi, a bruciare villaggi, mutilare contadini, violentare donne. una settantina di anni fa, un tale cercava, parole sue, spazio vitale.
lo stratagemma narrativo dell'induzione applicato alla specie porta nel più logoro dei casi dal singolo individuo alla rappresentazione dell'universo come spazio diffuso e non conoscibile. l'utilizzo di questo stratagemma ripetute volte lo scarica dalla sua portata essenziale. qualunque individuo sano di mente nel concentrarsi attivamente su un simile processo correrebbe a nascondersi in preda alla più profonda delle angoscie: sotto un tavolo, sotto un letto, in un buco, nell'utero della madre, per invertire il processo. la simbologia è sempre la stessa, identica a se stessa: una volta scemato il panico si può uscire dall'utero, dal buco, da sotto al letto e da sotto il tavolo e garantire in qualche modo la prosecuzione della specie. ci si può agghindare nelle maniere più consone al proprio gruppo sociale, uscire di casa, salire in macchina, assumere alcolici, talvolta droghe, cercare sesso facile, l'atto ripetuto e simulato della procreazione, stabilire il proprio valore, ribadire e conquistare potere, farlo infinite volte, e poi crepare.




5.2.09



Alzi la mano chi avrebbe voluto vedere un po' di celerini belli caldi fare strada all'ambulanza, l'altra sera. Dove cazzo erano, per una volta che potevano rendersi utili sul serio?

io. avete rotto il cazzo. a essere carini e prendere da parte i soli seguaci di cristo, fanno duemila e nove anni di stronzate. non ricordo nessuno a cui sia stato concesso tanto. nessuno con una reputazione del genere sarebbe ancora in giro, per molto meno c'è chi ha l'accortezza di non farsi vedere se ci tiene a salvarsi il culo. morite, preti.

1.2.09

19.1.09



Ma nel 1985 il purismo era tornato in voga.

Simon Reynolds, Post-punk.

è necessario essere integri, non avere macchia e tantomeno paura, soprattutto non essersi sporcati mai, avere gli occhi giganti e languidi della volpe oppure del piccolo principe nell'istante in cui gli si piazza un fucile a canne mozze in mezzo alla fronte. tantomeglio se umiliati e offesi, ignorando la colpa qualunque essa sia. muoversi lentamente, fuggire la folla, avere ribrezzo, a piedi nudi nel bosco, suonare un flauto in mezzo a un prato, annusare, osservare, parlare agli scoiattoli ai conigli soprattutto ai conigli e ai gatti, arrampicarsi, abbandonare, respirare a pieni polmoni, sentirsi puri, leggeri, purissimi e levissimi, sporgersi su un mare di nubi, contemplare l'infinito, discettare sull'infinito, osservare l'infinito, la propria marsina, il cappello a cilindro, la punta delle scarpe, il proprio genio, la sregolatezza, chiudersi in casa, cotonarsi i capelli, sospirare, annotare su pagine di diario, avere un diario, comprare un diario, bere pernod e annotare pagine di diario, nella nebbia fitta di un cinemino di barriera o di un caffè di barriera, trovarsi a discutere con pochi intimi ristretti infeltriti amici pianificare la guerra la sovversione la rivoluzione, tirare su torri, prima un piano, poi un altro, non importa che siano in avorio, trovarsi a discutere in piazza, fare torri di libri in piazza e poi dare fuoco, perché è necessario essere integri, non avere macchia e tantomeno paura, sfuggire ai fucili a canne mozze, rintanarsi nel fitto del bosco ma senza uscire mai, leggere heidegger assieme ad heidegger tutti assieme nel bosco, fare la loggia, la setta, la carboneria, l'iniziazione, il battesimo del fuoco, essere segreti, mantenersi immacolati, al di fuori della concezione e della considerazione, piangere rimpiangere, sospirare, mugolare, l'età dell'oro, i tempi andati, i bei tempi andati, le canzoni come negli anni settanta e anche prima, giovinezza giovinezza. primavera di bellezza.

19.12.08



ci ho preso gusto.


01. advertising - stolen love
02. back seat romeos - zero ambition
03. house of love - real animal
04. elastica - waking up
05. blur - london loves
06. secret affair - hide&seek
07. the style council - walls come tumbling down
08. doves - black and white town
09. the pains of being pure at heart - everything with you
10. hatcham social - give me the gift
11. o children - ezekiel's son
12. the specials - you're wondering now

17.12.08



01. these new puritans - mkk3
02. health - triceratops
03. crystal castles - untrust us
04. lykke li - complaint department
05. van she - memory man
06. glasvegas - lonesome swan
07. mystery jets - umbrellahead
08. ladyhawke - oh my
09. twisted charm - never grow older
10. cazals - control oss-117
11. foals - big big love (fig. 2)
12. lightspeed champion - all to shit


ai miei affezionati venticinque lettori, un piccolo dono. qui.

11.12.08



sono stato a milano, per provare a vincere un concorso di dottorato. l'ultimo, perchè poi bisogna capire l'antifona, che piaccia o no. infatti non ho vinto e ne sono stato incredibilmente felice. non posso fare a meno di definire l'esperienza mesmerizzante. una delle docenti responsabili della commissione d'esame era così vecchia da dover leggere usando una lente d'ingrandimento. più volte buttando giù il tema sono stato tentato di andarmene. non per ignoranza della materia, ma per disgusto.

stamattina il risveglio è durato alcune ore. ho il collo indolenzito e gli occhi che bruciano, fuori c'è quello che resta di un po' di neve e un silenzio agghiacciante. tra meno di una settimana è il mio compleanno ma non è assolutamente tempo di consuntivi e bilanci. non ne ho voglia, non servono a niente.

l'altro giorno in una libreria sfogliavo rumore, blow up, il mucchio. mi è caduto l'occhio sulle classifiche di fine anno e ho capito una volta di più perchè ho smesso di comprarle. rumore, non pago di una prima posizione occupata dagli imbecillissimi mgmt, sfoggiava una copertina dedicata a vasco brondi. vasco brondi è quel cretino che scrive canzoni e si fa chiamare le luci della centrale elettrica. potrebbero venire fuori pagine e pagine su quello che evocano un nome del genere e canzoni simili. mi frena l'intento moralizzante e censorio che voglio ad ogni costo evitare. mi limito a pensare che sia un cretino, e che cretinissime siano le sue canzoni. che ci sia molto dell'italia nel suo inspiegabile successo, che ci sia il bisogno di rivalsa di una intera generazione, certamente. quella dei redattori quarantenni delle riviste musicali, frustrati e falliti, pronti a lanciarsi in una fellatio famelica, attaccati al cazzo di chiunque possa diventare quello che loro avrebbero voluto essere. canzoni brutte, testi con troppe pretese e senza valide motivazioni per avere pretese da sfoggiare, ragazzine da scopare dopo i concerti. boheme. sempre stata sul cazzo la boheme, per non parlare di quella che si tira fuori mentre si calano le braghe.

22.11.08



persone bene informate da tempo annunciano con vigore il ritorno degli anni novanta. su un numero di pig di quasi un anno fa l'avvento era assunto ad emblema nell'immagine di un paio di lucidissimi dcmarten's. anche persone molto poco ben informate sanno del resto che pig è una vera porcheria, letteralmente. da qualche altra parte ricordo di aver letto che gli stylist più sensibili avevano preso a indossare blu jeans basic, piuttosto larghi e arrotolati in un ampio risvolto. ricordo di aver trascorso alcuni minuti in bilico tra l'incredulo e il commosso pensando a quale tipo di sensibilità potesse essere coinvolta nell'utilizzo di jeans da minatore e nel misurare un risvolto nella sua aderenza all'idea stessa del risvolto. ho immaginato stylist magroline e dai capelli corti in lacrime, col calibro in mano e un paio di levi's 501 poggiati sulle ginocchia. poi mi sono chiesto a lungo perchè fosse venuta fuori quell'immagine e non un altra.

2.11.08





myspace.com/wearescarlets

Colpi alla nuca, sul cranio, sul volto, Pasolini crolla, agonizzante. Sulla polvere grigia. Il ragazzo torna alla macchina, mette in moto e gli piomba addosso, sradicando, nella furia, un paletto di cemento armato. Sulla schiena di Pasolini ci sono i segni delle ruote. Lo scrittore indossa un paio di jeans, una maglietta verde che gli lascia le braccia nude, e un paio di stivaletti.

qualcuno sa di dover andare a farsi fottere. ci vada.

26.10.08



Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano

23.10.08



ci sono i semi. ci sono le piante e la natura a quanto pare. tutte quelle cose piene di vita brulicante, tutte quelle cose scomode e umide. Poi ci sono i sobborghi. C'è una foto in bianco e nero con un paio di ragazzini sui dieci anni. Uno sta appoggiato al muro, ride e fa dei segni con la mano. L'altro si lancia contro l'obiettivo, muove le mani nello slancio e corre. Il muro è di cemento. Sul muro sta scritto U.K. SUBS. E poi c'è un altro muro, questo c'è davvero, l'ho visto. Sta da qualche parte a londra est, dentro un cortile. È uno splendido muro di mattoni coperto d'edera. L'edera si era infilata ovunque e il muro stava per crollare. Allora un giorno sono venuti dei tizi e si sono portati via l'edera. L'edera è una figata ed è l'unica natura che mi piace. E anche se quegli stronzi se la sono portati via, l'edera resterà lì per sempre e quel muro non crollerà mai.

7.10.08

Questi ultimi anni dell'era postmoderna mi sono sembrati un po' come quando sei alle superiori e i tuoi genitori partono e tu organizzi una festa. Chiami tutti i tuoi amici e metti su questo selvaggio, disgustoso, favoloso party, e per un po' va benissimo, è sfrenato e liberatorio, l'autorità parentale se ne è andata, è spodestata, il gatto è via e i topi gozzovigliano nel dionisiaco. Ma poi il tempo passa e il party si fa sempre più chiassoso, e le droghe finiscono, e nessuno ha soldi per comprarne altre, e le cose cominciano a rompersi o rovesciarsi, e ci sono bruciature di sigaretta sul sofà, e tu sei il padrone di casa, è anche casa tua, così, pian piano, cominci a desiderare che i tuoi genitori tornino e ristabiliscano un po' di ordine, cazzo... Non è una similitudine perfetta, ma è come mi sento, è come sento la mia generazione di scrittori e intellettuali o qualunque cosa siano, sento che sono le tre del mattino e il sofà è bruciacchiato e qualcuno ha vomitato nel portaombrelli e noi vorremmo che la baldoria finisse. L'opera di parricidio compiuta dai fondatori del postmoderno è stata importante, ma il parricidio genera orfani, e nessuna baldoria può compensare il fatto che gli scrittori della mia età sono stati orfani letterari negli anni della loro formazione. Stiamo sperando che i genitori tornino, e chiaramente questa voglia ci mette a disagio, voglio dire: c'è qualcosa che non va in noi? Cosa siamo, delle mezze seghe? Non sarà che abbiamo bisogno di autorità e paletti? E poi arriva il disagio più acuto, quando lentamente ci rendiamo conto che in realtà i genitori non torneranno più - e che noi dovremo essere i genitori.

D. F. Wallace

2.10.08



oguno vorrebbe fare parte di un piccolo culto elitario e ristretto perchè cose del genere ti danno senso alla vita, se la tua vita fa schifo.